LETTERA DELL’ARCIVESCOVO DI PISA DEL 10 MARZO 2020

Pisa, 10 marzo 2020

Carissimi Sacerdoti, Diaconi, Religiosi, Religiose

e carissimi Fedeli,

stiamo vivendo un tempo di sofferenza e di sbalordimento per ciò che sta provocando la diffusione del contagio “coronavirus”: un evento che nessuno pensava potersi proporre in questa nostra epoca così piena di sé tanto da ritenere che l’autonomia umana fosse così stabile e forte da non aver più bisogno di ricorrere a nessun altro se non alla tecnica e alla scienza. 

Di fatto siamo stati ricondotti alla verità della nostra condizione umana fatta di fragilità e di provvisorietà, in maniera così prepotente, da essere tutti più o meno sconcertati proprio perché non possiamo non riconoscerci impari di fronte a qualcosa che appare più forte delle nostre forze.

Pur nello smarrimento in cui ci troviamo, non dobbiamo arrenderci o diventare fatalistici; anzi, ciascuno è chiamato ad un maggiore senso di responsabilità e ad una maggiore condivisione fraterna, nel rispetto delle norme che sono state emanate per il bene comune e nella ricerca di quanto può tenere stretti i legami all’interno delle nostre comunità, senza che abbiano a sfilacciarsi i vincoli di amicizia e di relazione sociale ed ecclesiale indispensabili per una vita buona.

In modo particolare vorrei incoraggiare i confratelli sacerdoti e diaconi a vivere questo momento di blocco forzato del nostro ministero pastorale soprattutto nella sua dimensione celebrativa pubblica, come occasione per “raccogliere” ancora di più il nostro Popolo sull’altare delle nostre “celebrazioni senza popolo”, offrendo al Padre celeste, insieme al sacrificio di Cristo, anche il dono di noi stessi e delle nostre comunità, private del Pane Eucaristico. Un “digiuno” pesante, ma reso necessario dalla situazione, che non può non stimolarci a trovare tanti altri modi per fare percepire alla nostra gente che il Signore è con noi e non ci abbandona mai.

Invitiamo i nostri fedeli alla preghiera con la visita personale al Santissimo Sacramento dell’Eucaristia – dato che le chiese rimangono aperte per la preghiera privata -; con la lettura e l’ascolto in famiglia della Parola di Dio; con la preghiera del S. Rosario e unendosi alla preghiera dei sacerdoti che continueranno a celebrare la S. Messa ovviamente senza popolo presente.

Per dare un segno piccolo, ma credo significativo, della mia personale partecipazione alla vita delle nostre comunità cristiane, sarà trasmessa dai social della diocesi, la S. Messa che celebrerò nei giorni feriali privatamente nella Cappella dell’Arcivescovado alle ore 8 del mattino; come pure la Messa domenicale delle ore 10 che celebrerò dalla Cattedrale a Duomo chiuso.

Per accompagnare poi il cammino quaresimale delle nostre comunità propongo, sempre trasmessa via social, una catechesi alle ore 18 del mercoledì, con a tema l’Eucaristia e la celebrazione della S. Messa. La scelta di questo tema vuole sottolineare la centralità dell’Eucaristia nella vita della comunità cristiana, quale fonte e culmine della vita di fede.

Dalla riunione dei Vescovi Toscani che si è svolta ieri 9 marzo a Lecceto di Firenze, è scaturito il Comunicato allegato alla presente mia lettera che chiedo di far conoscere a tutti.

Ringrazio don Emanuele Morelli, Direttore della Caritas diocesana, per le opportune e preziose indicazioni offerte agli operatori e ai volontari che si impegnano al servizio dei poveri, chiedendo a tutti di attenersi scrupolosamente a quanto è stato indicato e a quanto potrà essere ulteriormente richiesto.

Per casi particolari nei quali si può essere in dubbio su come comportarsi, sia io che il Vicario Generale siamo fraternamente a disposizione per offrire delucidazioni e chiarimenti, ricordando che nei momenti di difficoltà, la cosa più importante è sempre la salvaguardia della comunione che è il dono grande che lo Spirito Santo assicura alla sua Chiesa e che costituisce la nostra più autentica forza.

Unito a voi tutti nella preghiera, su ciascuno di voi e su ognuna delle nostre comunità cristiane invoco la pienezza dell’amore che viene da Dio, così da poterne essere testimoni autentici di fronte al mondo.

Con affetto riconoscente vi benedico

+ Giovanni Paolo Benotto

Arcivescovo